P U B L I C   R E L A T I O N      

I L   C A N O V A C C I O     

A T T I V I T A'   

A R C H I V I O 

LogoTeatro
Teatro del Canovaccio Martoglio.jpegNopaquieDSC_0105.JPG119_1924.JPG119_1926.JPG119_1936.JPG119_1947.JPG119_1945.JPGDSC_0182.JPGfoto gruppocinzia e salvosalvo e cosimo14337_1169237594961_2230432_n10317_1127226385102_6412457_n310283_2037836158086_576602866_n401613_10200167516575094_1561325484_n395561_2656029563831_377462048_n428128_2656024123695_2110331828_n389693_325199004228197_1036433551_n14337_1169236434932_3239130_n1255522_10200497309179098_39993046_nMVI_4893-3.jpegMVI_4898-4.jpegMVI_4900-1.jpegPIERODSC_0104.JPGDSC_0120.JPGDSC_0121.JPGDSC_0127.JPGDSC_0140.JPGDSC_0136.JPGDSC_0158.JPGDSC_0161.JPGDSC_0172.JPGDSC_0180.JPGFratelli d'Italia il castsaro 2.JPGSARO.JPGsaro 3.JPGIMG17181.JPGIMG16441.JPGIMG17371.JPG

S E G U I C I    S U   F A C E B O O K 

Responsabile Ufficio Stampa: Anna Alberti info@teatrodelcanovaccio.it
P.I. 04024600878
©Teatro del Canovaccio Via Gulli, 12 Catania - Tel. +39 347.3124498
mail: giuseppe@teatrodelcanovaccio.it 
logouilt
Stagione2019

Prendete Pirandello e la voce di quei suoi personaggi mai raccontati veramente, dopo volate fino a Shakespeare e intonatele sue storie eterne attraverso il cunto e il ballo, poi tornate in Sicilia per evocare la Sua voglia di indipendenza e il Suo grido di libertà, strizzate l’occhio ai mondi surreali e ironici di autori del nostro tempo e infine planate su Catania, la nostra Regina, e i suoi improbabili moschettieri molto poco “politicallycorrect”.

Ed ecco la nuova stagione del Teatro del Canovaccio, oggi diventato “maggiorenne”, che come di consueto decide di miscelare agevolmente opere classiche, rivedute e corrette, con lavori inediti di giovani autori contemporanei, virando verso la sperimentazione di formule antiche e al contempo modernissime.

Il debutto di questa diciottesima stagione prende il via il 28 novembre con lo spettacolo “Le tre corde”, scritto da Antonella Sturiale e diretto da Saro Pizzuto.

Liberamente ispirato alla commedia “Il berretto a sonagli”, il testo nasce da un’intuizione di Saro Pizzuto e sviluppata da Antonella Sturiale, la quale ha dato e corpo e voce ai due personaggi “minori” dell’opera, il galantuomo e romantico Cavaliere Fiorica e la dolce sognatrice Nina.

“Cosa succederebbe se provassimo a immaginarli dieci anni dopo? Che fine avranno fatto e cosa avranno imparato dalle tempeste della vita?”.

Mentre nella vicenda narrata da Pirandello i due protagonisti rimangono silenti e appartati in un angolo come se i fatti non appartenessero loro, in questo originale lavoro, invece, si esprimono, raccontando di sé e della loro scelta additata dalla società con il marchio infamante del tradimento, confessandosi con il cuore in mano e rivelando il mistero della loro relazione in un crescendo di emozioni, turbamento e commozione.

Un atto unico in cui le “tre corde” sono corde vere, simbolo delle prigioni in cui l’umanità intera è rinchiusa ma che si possono tuttavia trasformare in meravigliosa libertà.

Musiche originali del maestro Alessandro Cavaliere.

Con Fiorenza Barbagallo, Maria Grazia Cavallaro, Iolanda Fichera, Domenico Fiore, Luciano Leotta, Pippo Marchese,Saro Pizzuto e Agata Raineri.

Movimenti coreografici: Agata Raineri.

Dal 28 novembre all’1 dicembre.

Dal 12 al 15 dicembre sarà la volta di “Enric V” di William Shakespeare, riadattato in varietà da Cristina Gennaro e Stefano Migliorisi.

L’intramontabile dramma storico di Shakespeare viene rivisitato giocando su due livelli, ossia sul piano della narrazione del racconto e su quello del varietà come struttura che “informa” le azioni.

Canzoni, ballate e travestimenti contribuiscono al recupero della vena comica che caratterizza gran parte delle opere del Bardo, mentre la messa in scena viene attuata delineando i personaggi minori con i canoni tipici da Commedia dell’Arte, stravolgendo le scene e i soggetti nel numero, nel linguaggio e nel genere, utilizzando la lingua siciliana nella forma del cunto, adattando un testo inglese del ‘600 al modo di raccontare, idiomatico e declamante, proprio della tradizione siciliana dell’ ‘800.

Regia di Davide Migliorisi

Con Cristina Gennaro, Davide Migliorisi e Debora Pirruccio

Produzione “Dietro le quinte”.

Dal 6 al 9 febbraio andrà in scena lo spettacolo “Antudo”, scritto e diretto dall’eclettica Eliana Silvia Esposito.

ANTUDO è la parola, sconosciuta ai più, che rievoca le rivolte separatiste e indipendentiste della Sicilia dei secoli passati, dal Vespro del 1282 fino allo Statuto Speciale di Autonomia del 1946 e che oggi rappresenta l’energia che riesce a muovere pensieri e coscienze.

Un viaggio alla scoperta di chi eravamo per capire dove vogliamo andare. Un risveglio, una presa di coscienza di un intero popolo, la lotta alle mafie, ai luoghi comuni, ai partiti nazionali, a chi baratta la nostra libertà con una poltrona.

Antudo è la Sicilia che apre gli occhi, che prende coscienza, che trova coraggio e che alza la testa.

In una sola parola, Antudo è il grido di libertà del popolo siciliano.

Dal 19 al 22 marzo il Canovaccio ospiterà “Carini un po’ nevrotici” di Aldo Nicolaj, indimenticabile commediografo, versatile e fecondo, che attraverso svariati stili – dal simbolismo al neorealismo, dal surrealismo al teatro dell’assurdo – ha criticato il modo di vivere contemporaneo, immortalando in maniera ironica la classe piccolo-borghese.

In questa commedia, due personaggi si incrociano per caso durante un acquazzone serale innescando, tra ironiche diffidenze, una dinamica nella quale entrambi reciteranno un gioco di ruolo, in cui le parti del personaggio cattivo e della vittima si concretizzeranno in un dialogo ironico e surreale che, in un alternarsi di luoghi comuni e verità latenti, restituirà il senso della vita che non può non apparire come un insieme di categorie generiche e qualche volta gratuite.

Un racconto sulla complessità della vita e delle relazioni umane, una lente grottesca che, partendo dalla quotidianità, sfiora temi importanti, senza però arrivare a una presa di posizione rivelatrice, lasciando piuttosto intravedere quell’universo che riguarda tutti ma che a volte risulta inesplicabile.

Con Salvo Musumeci e Saro Pizzuto.

Regia di Federico Magnano di San Lio.

La chiusura della stagione teatrale è affidata al talento di Nicola Alberto Orofino che, in questo suo ultimo lavoro, “I moschettieri”, torna da Lei, Catania, luogo privilegiato in cui si mescolano le contraddizioni – sacro e profano, vita e morte, prigione e libertà, serio e faceto – della nostra esistenza.

Protagonisti de “I moschettieri” sono 3 uomini, parodicamente difensori del sacro valore dello scippo, della santa pratica del pizzo, della virtuosa attività della rapina. Immaginarie, ma non troppo, personalità al servizio di Lei, “La Regina dei quatteri”, Catania che col suo maestoso incedere, “passa e fotte”, difesa dai suoi moschettieri prediletti.

Lo spettacolo è ideato da Roberta Amato, la cui scrittura ha la peculiarità di essere essa stessa racconto viscerale, drammatico e ironico.

In scena Gianmarco Arcadipane, Daniele Bruno, Vincenzo Ricca, accompagnati dall’esperienza e dalla passionalità di Egle Doria.

Regia di Nicola Alberto Orofino.

L’intento, come ogni anno, è di portare in scena spettacoli diversi, capaci di toccare tutte le “corde emotive”, in grado di far ridere, commuovere, riflettere ed emozionare. Il tutto all’interno di uno spazio “neutrale” ove sia possibile “incontrarsi”, in quello stile che caratterizza il Teatro del Canovaccio, da sempre interessato ad armonizzare generi e stili differenti, abbracciando tutti i gusti del pubblico e soddisfacendo sia i palati tradizionali che quelli maggiormente interessati alla “sperimentazione emotiva ed artistica”.

Per informazioni e prenotazioni telefonare ai numeri: 3914888921

Anna Alberti

Responsabile Ufficio Stampa: Anna Alberti info@teatrodelcanovaccio.it

LE TRE CORDE

dal 28 novembre all'1 dicembre

 

Regia di Saro Pizzuto

E se provassimo ad immaginare i personaggi de “Il berretto a sonagli” dieci anni dopo? Che fine avranno fatto e cosa avranno imparato dalle tempeste della vita?

E’ da questa idea dell’attore e regista Saro Pizzuto che prende forma l’atto unico “Le tre corde”, corde che, in questo caso, non sono quelle dell’orologio ma tre corde vere, tre lunghe corde simbolo delle prigioni in cui l’umanità intera è rinchiusa ma che si possono tuttavia trasformare in meravigliosa libertà.

Parto da una parola, “speranza”, una di quelle parole piene di tanta fede e fiducia nella buona riuscita: speranza, in ebraico, deriva dal sostantivo "tiqwah" che vuol dire anche corda. La corda è quel legame invisibile che lega una persona a qualcosa o a qualcuno.

Una corda che non ti lascia solo, una corda che non imprigiona ma libera.

"Indossai una corda e mi liberai. Non ci furono pesi a trattenermi né cuori a supplicarmi amore. La corda mi portava fuori da quel recinto troppo stretto per le mie passeggiate di fantasia. Con mura troppo alte per toccare il cielo. Fu quando dissotterrai la corda che rividi la speranza. Era lì sotto i miei piedi, era sempre stata lì, e ora mi chiamava. Mi diceva di saltare, di andare oltre, di varcare a occhi chiusi quell’ignoto, che sarebbe stato bello scoprire di essere unica". (Anna Ferrigno)

“Pupi siamo”, dice Ciampa con cognizione di causa, pupi in balia di una società che giudica ferocemente dalle apparenze senza andare mai all’ intima ricerca della verità.

Da qui parte la scelta personale dell'evoluzione o dell'involuzione dei singoli personaggi nati dalla geniale penna di Pirandello; questi si interfacciano con la propria coscienza che in scena viene rappresentata come coscienza unica, universale, custode del segreto del saper vivere un'esistenza saggia e serena, una coscienza che è protagonista indiscussa del palcoscenico della vita e che induce ad una profonda riflessione sulla propria incapacità di giudizio libero da condizionamenti pregiudizievoli. La verità sta nella "parola", nel coraggio di affrontare “vis – à - vis” chi ci ha deluso e ferito: in quel momento scopriremo che la chiave che apre ogni porta è il dialogo onesto, il confronto, la consapevolezza di essere specchio uno dell'altro.

Ma, principalmente ho voluto dare voce ai due veri protagonisti della vicenda pirandelliana che però rimangono silenti, appartati in un angolo come se i fatti non appartenessero loro. Mi è sembrato naturale e doveroso farli esprimere, farli raccontare di se e della loro scelta additata dalla società con il marchio infamante del tradimento. Il galantuomo, romantico Cavaliere Fiorica e la dolce, sognatrice Nina si confessano, cuore in mano, rivelando il mistero della loro relazione in un crescendo di emozioni, turbamento e commozione.

Antonella Sturiale

 

Da un'idea di Saro Pizzuto 

Musiche originali: Alessandro Cavalieri

Regia: Saro Pizzuto

Assistente alla regia: Marco Arena

Scenografia: Gabriele Pizzuto

Costumi: Chiara Viscuso

Movimenti coreografici: Agata Raineri

Con (in ordine alfabetico):

Fiorenza Barbagallo, Maria Grazia Cavallaro, Iolanda Fichera, Domenico Fiore, Luciano Leotta, Pippo Marchese, Saro Pizzuto Agata Raineri.

ENRIC V 

dal 12 al 15 dicembre

 

Regia di Davide Migliorisi

Il dramma storico conta circa 35 personaggi e ciò lo rende "irrappresentabile" a giudizio degli studiosi.

La scelta è stata quella di giocare su due livelli: sul piano della narrazione del racconto e sul piano del varietà come struttura che informa le azioni.

I suggerimenti sulla messa in scena provengono dallo stesso Bardo, il quale ha disseminato l'opera di vere e proprie lezioni sul teatro. La scelta dei simboli del varietà (canzoni, ballate e travestimenti ) è valsa come recupero della vena comica che già caratterizza quasi tutte le opere di Shakespeare.

L’Autore, infatti, delinea i personaggi minori con i canoni tipici da Commedia dell'Arte, quale unica chiave di lettura della verità di una vicenda. L'impresa più soddisfacente, tanto quanto esaltante, è stata realizzare scene e personaggi, che, pur completamente stravolti nel numero, nel linguaggio, nel genere, cerca di rispecchiare fedelmente il più autentico spirito teatrale Inglese.

Quanto all'uso della lingua siciliana nella forma del cunto, com’è congeniale a due attori siciliani, la modernità del progetto sta nell'aver adattato un testo inglese del ‘600 al modo di raccontare formulare, idiomatico e declamante, proprio della tradizione siciliana dell'800.

La modernità, però, è già insita nell'opera del Bardo, una miniera d’oro universale.

 

Davide Migliorisi

migliorisipr.JPG
Antudo - dal 6 al 9 febbraio
 
di Eliana Esposito
 
Secondo lo studioso Santi Correnti ANTUDO sarebbe la parola d'ordine segreta adottata dai congiurati siciliani, come segno di riconoscimento, durante la rivolta del Vespro nel 1282. Il termine, che è l'acronimo di ANimus TUus DOminus (Il coraggio è il tuo signore)  sarebbe stato utilizzato in tutte le successive rivolte dell'isola e da tutti i partiti e movimenti separatisti e indipendentisti. ANTUDO è il grido che avrebbe accompagnato anche il MIS (Movimento Indipendentista Siciliano) e l'EVIS (Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia) durante le battaglie che portarono il 15 maggio del 1946 al decreto legislativo (promulgato dal re Umberto II) che riconosceva alla Sicilia uno Statuto Speciale di Autonomia (successivamente convertito in legge costituzionale nel '48 dalla Repubblica italiana). 

In realtà le origini del termine non sono poi così certe, ma forse questo non ha più importanza ormai, quello che conta è ciò che ANTUDO rappresenta oggi, è il significato che ha assunto, è l'energia che riesce a muovere e la forza che riesce ad infondere! ANTUDO è il viaggio alla scoperta di chi eravamo per capire dove vogliamo andare. ANTUDO è il risveglio, la presa di coscienza di un popolo, la lotta alle mafie, ai luoghi comuni, ai partiti nazionali, agli ascari che barattano la nostra libertà con una poltrona! 
ANTUDO è la Sicilia che apre gli occhi, la Sicilia che prende coscienza, che trova il coraggio, che alza la testa! ANTUDO è il grido della libertà del popolo siciliano! 

 

Eliana Esposito


 CARINI MA UN PO' NEVRITICI   - dal 18 al 22 marzo
 
Regia Federico Magnano San Lio
 

Un incontro surreale di due personaggi che si incrociano per caso durante un acquazzone serale a casa di uno dei due. Si innesca così, tra ironiche diffidenze, un dialogo in cui i due protagonisti recitano un gioco di ruolo in cui la parte del personaggio cattivo e della vittima si concretizzano in un dialogo ironico e surreale. Attraverso il gioco di ruolo, nella commedia vengono toccati i temi del convivere sociale che, in un alternarsi di luoghi comuni e verità latenti, danno il senso della vita che non può non apparire come un insieme di categorie generiche e qualche volta gratuite. 
Pervaso da una ironia semplice e tagliente ci sembra che l'autore abbia voluto raccontare la complessità della vita e delle relazioni attraverso una lente grottesca e sureale e, tuttavia, abbastanza credibile e rivelatrice. Un esempio di drammaturgia che partendo dalla quotidianità lascia intravedere temi importanti senza voler arrivare a una presa di posizione rivelatrice ma lasciando solo intravedere un universo che ci riguarda ma che qualche volta risulta inesplicabile.
Nel percorso dei due prende corpo un elaborato dolce di alta cucina che l'autore sembra proporre come metafora dell'esistenza: qualcosa in cui per la realizzazione bisogna segure le regole senza per questo avere certezza o costanza del risultato. 
Come dire "il sufflé insegna". 

 

Federico Magnano San Lio

con Salvo Musumeci e Saro Pizzuto

 

 

I MOSCHETTIERI - dal 16 al 19 aprile
 
Regia Alberto Orofino
 

Continuo un viaggio cominciato qualche anno fa con GLAM CITY, fortunato monologo tratto dall’omonimo libro di Domenico Trischitta e interpretato da Silvio Laviano, proseguito poi con LA FELICITA’, spettacolo interpretato da Roberta Amato, Giorgia Boscarino e Luana Toscano. Al centro sempre Lei, Catania, luogo privilegiato in cui si mescolano le contraddizioni della nostra esistenza. Sacro e Profano, Vita e Morte, Prigione e Libertà, Serio e Faceto… Protagonisti de I MOSCHETTIERI sono 3 uomini, parodicamente difensori del sacro valore dello scippo, della santa pratica del pizzo, della virtuosa attività della rapina. Immaginarie, ma non troppo, personalità al servizio di Lei, “La Regina dei quatteri”, Catania. Guai opporsi ai moschettieri di Sua Maestà Catania, inutile opporre ideali diversi. Col suo maestoso incedere, la Regina “passa e fotte”, difesa dai suoi moschettieri prediletti.

Questo il punto di partenza da cui si svilupperà lo spettacolo che proponiamo. Alla scrittura Roberta Amato, la cui scrittura ha la peculiarità di essere essa stessa racconto viscerale, drammatico e ironico. In scena 3 giovani grandi attori, Gianmarco Arcadipane, Daniele Bruno, Vincenzo Ricca, accumunati da rara professionalità e bravura. A completare il quadro l’esperienza e la passionalità di Egle Doria, perfetta per quello che vogliamo raccontare.

COMUNICAZIONE IMPORTANTE PER GLI ABBONATI

 

La SIAE non considera valido l'abbonamento al di fuori del proprio turno, gli abbonati che effettuano un cambio di

data devono essere muniti di regolare biglietto, pertanto lo spostamento di turno avrà un costo di 2 euro. 

Create a website